DICONO
DI ME ...
Il Trentino 9 febbraio 2009
Fiorenza (17 gennaio 2008).
Gli scritti di Martinelli sono, come è inevitabile che
sia, intrisi di montagna. Non c'è praticamente riga che non
ci rimandi un paesaggio, un odore, un colore, una sensazione
connessa con i suoi monti.
Eppure credo che definirlo scrittore della montagna sia
riduttivo. Il vero paesaggio che ci mette davanti è il
suo paesaggio interiore. Perché la montagna è per lui il
luogo del più profondo contatto con se stesso.
Il suo è un approccio minimalista. All'arrampicata
d'assalto di certo alpinismo puntato sui record,
Martinelli contrappone un lento camminare fra le vette
di casa, conosciute sasso per sasso, albero per albero.
E' sempre il medesimo diorama che scorre nelle sue
pagine: il Passo Buole, lo Zugna, il Jocolle, il
Levante, il Cingelle, il Mezzana. La chiostra di monti
che racchiude la Vallarsa. Ossa delle sue ossa.
Ci sono pagine che scorrono come l'acqua nei suoi libri.
I miei preferiti sono quelli del ciclo del signor Broz,
che amo per la totale sincerità dell'occhio che guarda,
per la nudità sapiente del mezzo espressivo, e per un
delizioso senso dell'umorismo che li pervade tutti."
Mauro a proposito di
Mario.
Narratore autentico, capace di restituire le atmosfere rarefatte
e le tinte vivide dei paesaggi di montagna e dei loro protagonisti
tenaci e instancabili, è conosciuto dal pubblico per
i suoi “piccoli esperimenti” letterari che mettono
al centro aspetti e temi inediti relativi al rapporto uomo-montagna.
Cogliendo quotidianamente tutte quelle dimensioni di essenzialità
e di semplicità che caratterizzano l’ambiente montano,
rappresenta la “sua montagna” come opportunità
di esplorazione e compimento interiore, oltre che di conoscenza,
dove ci si sente maternamente protetti, invitati e guidati lungo
quei sentieri che custodiscono le ultime tracce e testimonianze
tipiche di quel mondo arcaico, probabilmente destinato a scomparire
per sempre.
I suoi racconti di straordinaria intensità portano, attraverso
il linguaggio delle emozioni, ad avvicinarsi alla montagna come
luogo nel quale il fascino della vita semplice, la sua gente,
la vertigine di una ritrovata nostalgia accendono il sentimento
del lettore.
Martina (10-10-2006) a
proposito di "Il mondo di Alfio Skorzan".
Alfio conduce una vita silenziosa e solitaria. La solitudine
è per lui una ricchezza, un incessante esercizio di
conoscenza di sé. Il suo unico legame è la Montagna, la sua
unica compagnia la lettura. Nelle passeggiate tra i boschi o
lungo le creste dei campi si abbandona alla meditazione,
lascia lievitare lo spirito oltre le cime, oltre le creste
degli alberi, fino a perdere contatto con la materialità e
la quotidianità delle cose. Un mondo di piccole gioie, di
equilibri sottili, di armonia con la natura e con il proprio
Sé. In questo mondo fa la sua improvvisa comparsa la
signorina Antea, proveniente da una grande città, ma che è
nata e ha trascorso l’infanzia in montagna. Seguendo i
sentieri di Alfio e i suoi racconti, sui monti di Arbo la
donna riscopre la purezza di un antico vincolo con quella
terra e quel paesaggio, si lascia trasportare dal fascino
della vita semplice, dalla vertigine di una ritrovata
nostalgia. Sarà il fuoco di un bivacco e il suo silenzio
crepitante a produrre un abbraccio intenso, ad accendere un
sentimento sopito, un sogno a occhi aperti, una storia
d’amore. La Montagna come leva del sentimento, luogo di
emozioni, è descritta a tinte vivide. La prosa di Martinelli
sembra cogliere la nettezza di ogni riflesso luminoso, di
ogni diradante sfumatura e rimanda ai tratti impressionisti
dei grandi scrittori di montagna.
Michele
(10-11-2006) a proposito de "Il ritorno del signor Broz".
Era di forgia grossolana, il signor B., e aveva appreso per
conto suo a far fronte ai cupi momenti di nichilismo che gli
capitarono, in tutta la loro solida forza annientatrice, nel
corso della sua laboriosa, e non troppo comoda, vita. Aveva
imparato ad osservare e ad … assimilare, con l'aiuto
dell'ironia, ogni sfaccettatura della realtà. Come a
scoprire un tesoro nascosto, aveva trovato in sé stesso,
nella sua forgia grossolana, una naturale predisposizione al
buonumore, alla semplicità di sentimenti, alla gioia per le
piccole cose. E si era diretto sempre verso le sfumature di
pace, bellezza, amore, usando le indicazioni che aveva
fortunatamente scoperto nel proprio cuore. La vita gli diede
fatiche e sofferenze, distacchi, dolori, ma anche grandi
gioie, inesprimibili piaceri dell'anima e … quella
"vertigine", quell'eccitamento che derivava dalla … "brama
di vivere". Se doveva essere onesto, era con profonda
gratitudine che riconosceva quanto la vita fosse buona e
generosa con lui.
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